No all’Autonomia Regionale Differenziata ( La secessione dei Ricchi)

Riceviamo e pubblichiamo Buona Lettura CS

Pochi nel mondo del lavoro e tra i cittadini sanno di cosa si parla realmente quando si parla di Autonomia Regionale Differenziata.

Non c’è stata informazione sul fatto che si parla del riconoscimento alle Regioni di una autonomia legislativa ulteriore, rispetto a quella già prevista dall’art.117 della Costituzione, per emanare leggi, oggi di competenza esclusiva o concorrente, e perciò vincolante, del Parlamento sulle seguenti materie:

1. organizzazione della giustizia di pace;

2. norme generali sull’istruzione;

3. tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali.

4. rapporti internazionali e con l’Unione europea delle Regioni;

5. commercio con l’estero;

6. tutela e sicurezza del lavoro;

7. istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e

della formazione professionale;

8. professioni;

9. ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori produttivi;

10. tutela della salute;

11. alimentazione;

12. ordinamento sportivo;

13. protezione civile;

14. governo del territorio;

15. porti e aeroporti civili;

16. grandi reti di trasporto e di navigazione;

17. ordinamento della comunicazione;

18. produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia;

19. previdenza complementare e integrativa;

20. coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario;

21. valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività

culturali;

22. casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale;

23. enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale.

Tale parcellizzazione autonomistica legislativa e fiscale, regione per regione, ci porterà diritto ad ulteriore degrado sociale, disoccupazione, privatizzazione e riduzione dei redditi. La autonomia legislativa richiesta e concessa alle regioni ordinarie non garantisce, infatti, la tenuta generale dell’unità della Repubblica, garantisce invece che, in palese contrasto con gli art. 3 e 5 della Costituzione, si possa determinare una frantumazione, regione per regione, della uguale esigibilità di doveri e diritti su tutto il territorio nazionale.

Ad esempio:

il mondo del Lavoro vedrà la distruzione progressiva dei contratti nazionali e la creazione di nuovo di gabbie salariali per i lavoratori ed i professionisti dipendenti sia nel pubblico che nel privato in tutte le 23 aree suddette;

• il Servizio Sanitario Nazionale sarà definitamente parcellizzato in 21 Servizi regionali diversi, ciascuno esposto alla progressiva privatizzazione sia sul versante della erogazione delle cure, come quella che sta miseramente fallendo in Lombardia, sia attraverso la privatizzazione del finanziamento e della spesa attraverso welfare contrattuale, fondi integrativi e polizze assicurative, che sta fallendo negli USA e genera un peso di ben il 17%/18% sul PIL contro il 6%/7% in Italia;

Il sistema pensionistico subirà la stessa sorte del servizio sanitario pubblico, sarà cioè privatizzato con la concessione alle regioni di regolare per legge, e promuovere esse stesse, polizze assicurative complementari ed integrative delle pensioni, a scapito dei redditi dei lavoratori e dei professionisti, come già avviene con il welfare contrattuale.

la Scuola perderà la sua funzione nazionale poiché ogni Regione potrà creare sistemi formativi e percorsi culturali diversi, magari funzionali ad ipotesi politiche secessioniste, minando con esse la cultura e l’identità unitaria del Paese essendo la scuola lo strumento per essere tutte e tutti cittadini consapevoli dei propri diritti e doveri costituzionali;

l’Ambiente e l’ecosistema saranno esposti alle azioni ed alle tentazioni sfruttamento a fine di profitto imprenditoriale, che già Regioni e Comuni non hanno saputo e voluto difendere come dimostrano i casi delle ecomafie, della urbanizzazione selvaggia di aree verdi in pianura, in montagna e sulle coste, e della presenza di più o meno estese attività industriali ed estrattive eco insostenibili in tutta Italia;

il Patrimonio Culturale (centri storici, musei monumenti e paesaggio) degli italiani affidato alla “valorizzazione” delle singole Regioni e dei singoli Comuni diventerà mera occasione di profitto per attività commerciali turistiche, sarebbe messo a rischio a tal fine e sarebbe sottratto alla promozione della cultura nelle scuole, nelle università e nella società anch’essa base della identità nazionale nel contesto europeo e globale;

• Il sistema tributario diversificato regione per regione sarà modulato dalla forza contrattuale degli interessi privati nelle singole regioni, e per trattenere nei propri territori ingenti risorse generate dalle tasse e sottratte ai doveri della solidarietà nazionale, e comunque a scapito dei lavoratori e dei ceti meno abbienti delle altre ed anche delle propria in spregio al secondo comma dell’art.3 della Costituzione.

Mentre la pandemia Covid-19 riprende con forza e mette in luce il fallimento politico e tecnico delle regioni nel potenziamento del servizio sanitario, della scuola e del trasporto pubblici, il governo, come aveva già fatto nel 2019, tenta di far approvare al Parlamento l’Autonomia regionale differenziata inserendo tra i provvedimenti collegati alla manovra di bilancio il DDL “Boccia”, che prevede la necessaria approvazione del Parlamento delle richieste di autonomia differenziata già avanzate e che saranno avanzate dalle regioni.

Si tratta di un fatto inammissibile e gravissimo. In primis, per il contenuto di un provvedimento che apre la porta alla divisione del Paese, a “venti piccole Italie sovraniste” e che non può raggiungere lo scopo di garantire uguaglianza delle esigibilità dei Livelli Essenziali delle Prestazioni su tutto il territorio nazionale poiché la legge di approvazione delle intese Stato-Regioni richiedenti avrebbe una “forza” maggiore e farebbe soccombere le norme della legge-quadro in caso di contrasto trattandosi di legge rafforzata (approvata con maggioranza dei due terzi) che necessariamente prevarrebbe sulla legge-quadro, legge ordinaria (approvata con maggioranza relativa)”. In secondo luogo, perché questo provvedimento arriva dopo che la pandemia da Covid-19 ha messo più che mai in evidenza il disastro provocato con la prima regionalizzazione, dimostrando così di volere non correggere, come invece si dovrebbe, bensì accelerare in quella stessa disastrosa direzione.

Infine, perché si sfrutta la gravissima situazione sanitaria ed economica, in cui siamo finiti, per far passare nel silenzio questo colpo tremendo all’uguaglianza sostanziale dei diritti dei cittadini e all’unità indivisibile della Repubblica.

No, Noi non ci stiamo!

Vogliamo la effettiva centralità del Parlamento e che la Repubblica, nelle sue articolazioni centrali, regionali, provinciali e comunali operi sulla base di una legislazione unitaria su tutto il territorio italiano.

E’ indispensabile per conseguire la rimozione di tutte le diseguaglianze, anche attraverso l’incremento delle risorse, a cominciare dalla lotta all’evasione fiscale ed al ricorso, del “Recovery Fund” nella quota parte a fondo perduto, cioè da non restituire, per potenziare le strutture pubbliche per il welfare (sanità, scuola/università e servizi sociali), le reti pubbliche (informatiche, ferroviarie, marittime ed aeroportuali), combattere l’inquinamento ambientale ed accelerare la transizione alla green-economy ed allo sviluppo digitale.

Noi siamo per il benessere di tutti i cittadini che abitano sul territorio italiano ed a favore del Bene pubblico, non degli affari Privati, in salsa sovranista regionale.

Invitiamo ad unirsi alla nostra attività di studio e denuncia ed alla nostra mobilitazione il mondo del lavoro, delle professioni, i cittadini a cominciare da quanti sono operano direttamente nelle 23 materie legislative per le quali è prevista l’autonomia differenziata, e tutte le associazioni Sociali, Sindacali e Politiche in Regione Emilia-Romagna, nelle sue Provincie e nei suoi Comuni, a costruire “Comitati di Scopo” per:

• l’Unità della Repubblica e l’attuazione della Costituzione, in particolare dei suoi art. 3 e 5

• il ritiro e lo stralcio dal collegato alla manovra di bilancio 2021 del DDL Legge Quadro per l’Autonomia Differenziata proposta dal ministro Boccia

• il ritiro della proposta di autonomia differenziata della Regione Emilia- Romagna

• la indisponibilità del Parlamento a ratificare le pre-intese delle regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna Chiediamo l’adesione ai principi di questo manifesto e la partecipazione alla costruzione ed alle iniziative di mobilitazione e di studio del Comitato regionale Emilia – Romagna “Per il ritiro di qualunque autonomia differenziata, per l’Unità della Repubblica e per la rimozione delle diseguaglianze”.

Bologna, 07, novembre,2020

Comitato regionale Emilia-Romagna per il ritiro di qualunque autonomia differenziata, per l’Unità della Repubblica e per la rimozione delle diseguaglianze

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