Discarica di Via Vulpazza/Rio d’Orzo una storia che dura da trent’anni!!

Pubblichiamo il contributo di Marchi Dimer che aiuta a chiarire una storia che dura dal 1992. Trent’anni.

Il Comune di Valsamoggia ha dunque ereditato ( così abbiamo capito) il PSC del Comune di Serravalle con tutto il pacchetto. ll memoranda è utile per capire la complessità della situazione, aspettiamo e volentieri pubblicheremo altri contributi utili alla ricostruzione della vicenda CS

MEMORANDA

Dato che, come spesso si legge anche nei testi e nelle dichiarazioni altisonanti, la memoria del passato aiuta a meglio decidere per il futuro e il porsi le domande giuste rappresenta un buon viatico per trovare le risposte migliori, può tornare utile ricostruire alcuni passi significativi che riguardano la discarica detta di “Rio Vulpazza” in località Castello di Serravalle al confine con Savignano sul Panaro.

Discarica, giova ricordarlo, che per diversi aspetti è una metafora significativa del modo in cui è stato affrontato il problema dello smaltimento dei rifiuti, del nostro rapporto con l’ambiente, del coinvolgimento responsabile e consapevole dei cittadini, insomma di quale mondo lasciamo alle generazioni future e di quale grado di coerenza ci sia, in politica, fra il dire e il fare.

I primi “fuochi” si accendono a fine anni Ottanta quando si attivano le procedure inerenti i piani provinciali per i rifiuti, come attesta anche una nota elaborata dal Coordinamento della minoranza PDS di Savignano sul Panaro che alleghiamo.

E’ pero fra il 1992 e il 1993 che la vicenda prende consistenza, tanto che il Gruppo Consiliare PDS di Savignano sul Panaro, a inizio 1992, pubblica uno “Speciale Ambiente” sull’argomento intestandolo: “Sotto una montagna di rifiuti” e ospita l’intervento del capogruppo dal titolo: “L’ipotesi della discarica di Serravalle” dove possiamo leggere: “Come forza responsabile di governo, impegnata a perseguire la qualità della vita e uno sviluppo”sostenibile, affermiamo che difficilmente coglieremmo l’obiettivo senza mettere in discussione la definizione di crescita quantitativa e di sviluppo… La discarica, accettata come limite delle soluzioni oggi possibili, deve comunque rispettare alcuni criteri fondamentali…”

E immancabilmente la decisione definitiva veniva rinviata agli studi di impatto ambientale, panacea di tutti i mali.

Insomma la linea è: 1) siamo in emergenza; 2) la discarica si farà; 3) state sereni perché ci siamo noi. (Più implicito e un tantino subdolo: mica penserete davvero che si possa cambiare qualcosa).

Così mentre si costituisce un Comitato antidiscarica che raccoglie un migliaio di firme, il leit motiv dei favorevoli è che le comunità devono farsi carico dei rifiuti prodotti e simili; salvo tacere che metterli in una zona di confine è il modo, consolidato, di chi vuole “nascondere il problema” continuando ad operare come di consueto e che in quel sito verrebbero conferiti rifiuti provenienti dalla provincia di Modena, Bologna e, se necessario, così ricordiamo, da tutta la regione.. Questo sarebbe un modo per responsabilizzare le comunità?

A questo proposito possiamo anticipare che in una riunione del 2002, 10 anni dopo, organizzata da Aquas sul tema: “Discariche: strategie ed esperienze a confronto” il Presidente di Legambiente di Carpi fu molto esplicito nel sottolineare che il sistema di raccolta dei rifiuti e la raccolta differenziata nella nostra regione erano tutt’altro che all’avanguardia.

Benché nel frattempo emerga con sempre maggiore evidenza che quella è un’area del tutto inidonea per la presenza di frane con una forte tendenza al dissesto sia della parte superficiale che di una parte in profondità, come attesta una lettera del Presidente Amiu Bologna indirizzata a tutte le amministrazioni pubbliche locali e provinciali interessate, l’iter per il Progetto di una Discarica procede tanto che nei primi mesi del 1994 i Comuni di Castello di Serravalle e di Savignano sul Panaro, congiuntamente, organizzano due assemblee (una per Comune) avente per tema la presentazione del Progetto di Discarica di Rio Vulpazza e del relativo studio di impatto ambientale, affiancandole con una Mostra allestita presso il Centro Civico di Savignano s.P.e si informa la cittadinanza che ha un mese di tempo (15 gennaio-15 febbraio) per consultare il progetto e produrre osservazioni in merito.

Nel 1999 si costituisce la società che dovrà gestire la discarica, formata dai Comuni di Savignano e Serravalle per il 51%, mentre la rimanente quota del 49% se la spartiscono le società Meta, Seabo e Cosea con l’auspicio che si attivi nel 2000 per il bisogno che ne ha la provincia di Modena (fonte: Eco del Panaro, marzo 1999).

Per dire delle (pen)ultime vicende riportiamo una dichiarazione del Gruppo Savignanese Ambiente (“Non faremo la discarica”; Resto del Carlino, 29/12/2000) rilasciata in occasione della riunione della società Rio d’orzo “per discutere il futuro di quest’opera della quale si parla da una decina d’anni… Intanto su questo progetto ha preso posizione il Gruppo savignanese ambiente e la sua linea è stata sposata dal Gruppo per Savignano, Legambiente Valpanaro, Area socialista, Lista Civica per Savignano, Lega Nord e Indipendenti ambientalisti savignanesi. All’unisono chiedono che che la discarica non venga fatta e di sciogliere la società Rio d’orzo.”

Ebbene non sappiamo se la società sia stata sciolta, sappiamo però che. anno 2021, siamo ancora, per l’ennesima volta, a parlare di discarica, prevista nel PSC del Comune di Valsamoggia e per la quale il segretario PD di quel Comune ricorda che occorre aspettare le valutazioni dei tecnici ed esaminare quali costi comporterebbe un ricorso dell’impresa che intende realizzare il progetto.

Discarica che in campagna elettorale venne “bollata” come una “bufala” e che il Presidente della Regione ha assicurato che non si farà (Festa PD, Savignano sul Panaro, agosto 2019).

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