Amazon-Spilamberto- Unione Terre di Castelli

Emilia-Romagna, -3,1% le imprese femminili del commercio al dettaglio |  Sestopotere

cosa cambierà per il commercio nel nostro territorio?

La vicenda Amazon a Spilamberto apre uno scenario nuovo con cui la politica dell’Unione Terre di Castelli dovrà confrontarsi nei prossimi anni, e, dispiace dirlo, ma una scelta di un comune (Spilamberto) avrà conseguenze sociali ed economiche in tutti i comuni limitrofi (e non solo quelli dell’Unione).

Dispiace poi che la Provincia, sempre così attenta ai minimi dettagli delle scelte urbanistiche dei comuni in questo caso non abbia visto un elefante che le è passato sotto il naso.

In questo caso non ci riferiamo ai pur importanti ed essenziali aspetti della qualità ambientale e della saturazione del traffico veicolare, ma all’impatto che la presenza di Amazon e quindi del commercio elettronico avrà sui nostri centri commerciali naturali (centro storico di Spilamberto, centri di vicinato di San Vito, di piazza Sassatelli e Fondo Bosco a Spilamberto. Centro allargato di Vignola, zona di Brodano sempre a Vignola. Centri di Castelnuovo e Montale. Centri di Castelvetro, Solignano e Levizzano. Centri di Savignano e Formica. Centri di Marano e Guiglia. Oltre a San Cesario, Castelfranco e Piumazzo, solo per citarne alcuni) e quindi anche sulla nostra vita.

Nessuno vuole fermare l’acqua con le mani, ma una cosa è difendere i nostri territori con scelte locali, regionali e nazionali che cercano di porre limiti e ad obbligare a scelte responsabili i nuovi attori come Amazon, un’altra è aprire loro le porte dei nostri territori senza battere ciglio. Anzi, stendendo loro il tappetto delle occasioni solenni.

I nostri centri commerciali naturali non sono solo piccole imprese private, sono anche una presenza sociale diffusa (in particolare nei nostri centri storici), sono una valorizzazione di immobili altrimenti vuoti e improduttivi, sono un servizio ad una fascia di popolazione che fa più fatica a muoversi per acquisti. Sono anche un servizio assistenza dopo l’acquisto. Sono persone conosciute con cui dialogare per chiedere un consiglio o un aiuto.

La diffusione del commercio elettronico non è un obbligo che ci prescrive il medico o una legge universale come quella gravitazionale, non è neppure un obbligo vitale come la respirazione o l’acqua, quindi dobbiamo essere consapevoli che ad Amazon si può e si poteva dire di no oppure si potevano imporre compensazioni decisamente più importanti. La scusa che tanto avrebbe aperto in un altro comune non regge se anche gli altri comuni potenzialmente candidati (sono molto pochi) ad ospitare queste strutture dicessero di no.

Ma avendo Spilamberto detto di sì, le amministrazioni comunali del territorio nei prossimi anni si dovranno confrontare con il problema di cosa fare a fronte di una progressiva riduzione del numero di attività nei centri storici o nei centri di vicinato. E della loro progressiva desertificazione.

Un’obiezione a questo ragionamento è che da decenni (almeno 30-35 anni) è in atto lo scontro tra i centri commerciali naturali o di vicinato e i grandi centri commerciali (Grandemilia e altri). Scontro che ha sicuramente imposto nuovi paradigmi ed ha ridimensionato la rete del piccolo dettaglio locale spostando fette importanti di mercato dalla provincia verso Modena o Bologna. La differenza sostanziale è che qui si parla di vari attori: COOP, CONAD, ESSELUNGA, LIDL, CARREFOUR, PANORAMA, e altri, e che nei centri commerciali è sempre presente una galleria commerciale (che è sì alternativa ai centri commerciali naturali ma non al piccolo dettaglio in quanto tale). Inoltre molti di questi attori sono italiani e pagano le tasse in Italia.

E in ogni caso l’insediamento di queste realtà passa attraverso complicate pianificazioni urbanistiche comunali, provinciali e regionali, sofisticati calcoli di impatto sul territorio, importanti compensazioni monetarie e in opere a favore del territorio. Tutto questo per Amazon non vale: un mega capannone di 40.000 metri quadri come se fosse una qualsiasi SITMA o CROWN o INALCA e una mini ciclabile come compensazione al territorio.

Ma poi esiste una scelta politica a monte, Amazon è il monopolio e si pone in alternativa a tutto: piccola dettaglio e grande distribuzione, centri commerciali naturali, grandi centri commerciali, centri di vicinato. Amazon offre un servizio sicuramente valido (altrimenti non sarebbe arrivata dov’è adesso) ma lascia anche un deserto di negozi locali. Infatti Amazon e il commercio elettronico da una parte ucciderà i propri concorrenti e poi li sostituirà.

Ormai però il danno è fatto e chi ha fatto questa scelta ne porterà la responsabilità per il futuro.

Oggi e nei prossimi anni tutti saremo impegnati a capire come evitare la desertificazione dei nostri centri commerciali, saremo impegnati a capire come riempire quegli spazi vuoti prima che abbandono richiami degrado.

Era ed è una riflessione che comunque andava fatta anche se Amazon non fosse arrivata. Adesso è semplicemente più urgente.

Il T-Rex Amazon è arrivato. La sfida dei prossimi anni è come sopravvivergli.

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condividerespilamberto@gmail.com
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