ll sindaco di Spilamberto  si scaglia contro l’antipolitica: oggi! ma ieri?

Nel suo ultimo post sulla propria pagina di facebook il sindaco Costantini commenta la propria vaccinazione contro il Covid-19.

In particolare si interroga sul fatto che figure istituzionali come il ministro per la salute, o i presidenti di regione o i sindaci non siano stati fatti rientrare tra le categorie da vaccinare con priorità. E commenta: “Credo sia una delle conseguenze della vittoria dell’antipolitica, …”.

Ora noi siamo d’accordo con lui e ci sembra strano e preoccupante che figure istituzionali come i sindaci non siano state vaccinate tra i primi. In Italia abbiamo visto una corsa a farsi vaccinare, dopo il personale sanitario e le persone fragili, che in alcuni casi ha lasciato allibiti. E pochi hanno sollevato il tema del fatto che figure come il presidente della Repubblica o il presidente del Consiglio non fossero inserite tra le vaccinazioni prioritarie.

Ma il nostro sindaco si dovrebbe interrogare sul suo contributo all’anti politica.

Appena eletto nel 2014 il sindaco ridusse la propria indennità e quella degli assessori del 10%, indennità da tutti riconosciuta già allora come troppo bassa comparata con le responsabilità e il carico di lavoro.

Però nel 2014 lui, giovane single senza problemi di costi familiari, si potette permettere di fare il “bel” gesto annunciato da vari comunicati stampa e nell’editoriale del periodico comunale.

Ora come dovremmo giudicare quel gesto se non un carezzare il pelo all’anti politica?

Oggi non si contano più gli interventi per evidenziare la difficoltà nel trovare candidati di buon livello per la carica di sindaco, in particolare nei medi e piccoli comuni.

Sindaco vuol dire essere impegnato h 24 e 7 giorni su 7 la settimana, a fronte di un’indennità che spesso oscilla tra i 1.000 e i 2.000 € al mese per 12 mesi. Senza contributi previdenziali (se non si è dipendenti in aspettativa) e con molte responsabilità penali.

Ma evidentemente nel 2014 le priorità di Costantini erano altre.

Si può cambiare idea, il ministro Di Maio lo ha fatto, a proposito dell’ex sindaco di Lodi. ma se ciò accade chi sovolge una funzione pubblica ha il dovere di spiegare il perchè.

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