La condanna di Levoni ( Alcar Uno e Global Carni) ed i sistema degli appalti la parola alla CGIL

Comparto carni:Il sistema degli appalti permane e non si riesce a cambiare.

La recente condanna a un anno e sei mesi per corruzione inflitta in primo grado dal Tribunale di Bologna a Sante Levoni, l’ex patron del Gruppo Levoni (a cui fanno capo l’Alcar Uno di Castelnuovo Rangone e la Globalcarni di Spilamberto), è un altro tassello che avvalora la correlazione, nel distretto delle carni modenese, tra sistema degli appalti ad alta intensità di manodopera, fondi pubblici, rigetto dei contratti nazionali di lavoro, illegalità diffusa, ma anche, paradossalmente, sostegno e prestigio presso l’opinione pubblica.

Sono note le vicende delle innumerevoli società appaltatrici presso Alcar Uno e Globalcarni. Si tratta di vicende che riguardano un uso spregiudicato degli appalti di manodopera. Questi appalti hanno come obiettivo principale l’abbattimento del costo del lavoro grazie alle condizioni salariali e contrattuali ben al di sotto di quelle dovute ai lavoratori dell’industria alimentare. A questi risparmi si aggiunge il meccanismo di apertura e chiusura di false cooperative, meccanismo che lascia strascichi di debiti verso l’erario. Basta citare il caso della cooperativa “Planet” (chiusa con 1,7 mln di debiti Iva, Irap, ecc.), facente parte del famigerato Consorzio “Job Service” guidato da Domenico Melone, già titolare degli appalti di manodopera presso la Castelfrigo; ma anche il caso del presidente di “Alba Service” che denunciava davanti al Prefetto come i soci-lavoratori venivano gestiti di fatto dall’azienda committente. Infine, ormai da vent’anni si può leggere nei bilanci un “costo per servizi” sostenuto dalle società appaltanti palesemente al di sotto del dovuto per coprire il costo del lavoro dei soci-lavoratori delle cooperative in appalto.

Anche i fondi pubblici hanno un ruolo determinante in queste società. Basta citare i 7,6 milioni di contributi pubblici del 2018 (di cui 1 milione dalla Regione Emilia-Romagna) per il “potenziamento delle strutture produttive” di due società parmensi e di due società modenesi (Alcar Uno e Globalcarni). Quindi non è sufficiente che il sistema degli appalti generi buchi nel bilancio dello Stato (Stato che nella cultura politica delle nostre terre dovrebbe ancora significare l’insieme dei cittadini), ma si richiedono ulteriori contributi aggiuntivi per potenziare e diffondere il sistema.

Il sistema ha prosperato, nonostante gli argini del sindacato, quando non è compiacente, e nonostante le indagini della Guardia di Finanza quando hanno approfondito i rapporti tra appaltanti e appaltatori. E’ un sistema che gira bene e non si pone limiti. Infatti, oltre che con l’evasione fiscale, si è risparmiato anche sulla pelle dei lavoratori lasciandoli nella zona ricattabile delle società di manodopera con condizioni salariali e contrattuali al ribasso.

Che dire poi del contorno? Quante illegalità sono possibili in questa “cultura” diffusa? Ce lo dimostrano le cronache giudiziarie. Non solo il caso di Sante Levoni, ma anche di Luigi Cremonini, fondatore dell’omonimo Gruppo che fattura oltre 4 miliardi di euro all’anno presente nella nostra provincia con il macello di Castelvetro di Modena: condanna definitiva a tre anni per insider trading lo scorso aprile, sistema di appalti consolidato, 165 milioni di euro dalla società IQ Made in Italy (la partecipazione più importante del Fondo Strategico Italiano garantito dalla Cassa Depositi e Prestiti), 14 milioni di euro di sgravi contributivi per la controllata Gescar per il cambio appalto del 2015.

Entrambi i gruppi poi, Levoni e Inalca, sono l’avanguardia imprenditoriale che vuole rifiutarsi di sottoscrivere il Contratto Nazionale dell’Industria Alimentare rinnovato lo scorso anno dalla stragrande maggioranza di associazioni e aziende del settore.

Franco Bottura segretario agroalimentari CGIL

Nota

Aspettiamo, circa questa vicenda, anche il pornunciamento del Sindaco di Spilamberto Costantini.

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