Cosa “dicono” agli Spilambertesi le recenti elezioni comunali della Provincia di Modena?

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Si è conclusa la tornata elettorale. Pochissime persone sono andate   a votare. Siamo in una democrazia senza voti e senza rappresentanza. Butta male.  Questa tornata elettorale segna la difficoltà politica di un Salvini confuso e contradditorio   e l’isolamento europeo  della Meloni equiparata sempre più spesso  a  Marine Le Pen .

Si diceva pochi votanti,  ma  dobbiamo registrare in provincia di Modena anche la mancanza  di   personale politico preparato.  Quando un esponente del PD  invita i suoi colleghi di partito, già Margherita, a restare nel PD perché fuori non c’è nulla, non manda una bella immagine del PD. I dirigenti ex Margherita  stanno nel PD non per adesione ideale ma perché conviene?!

Concentriamoci sui risultati elettorali  nella provincia di Modena.

Traggo dal post di Stefano Lugli.  (…)”Sono d’accordo con Salvini (solo stavolta eh…) quando dice che c’è un problema ad avere sindaci “eletti da minoranze di minoranze. (…) Prendiamo il caso del mio comune, Finale Emilia. Il sindaco eletto al ballottaggio, al primo turno ha preso appena il 36% dei consensi – con un astensionismo del 40% – ma avrà una maggioranza consiliare di 10 seggi, pari al 62,5% del consiglio comunale. Alle altre tre coalizioni che complessivamente hanno ottenuto il 64% dei consensi spettano appena 6 seggi, ovvero il 37,5% dei posti. Sistemi elettorali che sottorappresentano le opposizioni non sono rispettosi dell’espressione degli elettori e dello scopo stesso delle elezioni, che non è solo quello di far vincere un partito piuttosto che un altro, ma quello di stabilire la composizione delle assemblee elettive sulla base della volontà degli elettori (…)  La situazione al di sotto dei 15 mila abitanti è peggiore da quella descritta da Lugli.  Bisogna aprire  un dibattito politico  su questa situazione. Serve  subito una legge urgente che almeno ripristini il numero di consiglieri presenti nei comuni prima della legge Calderoli. Condizione necessaria per avere  un minimo di consiglieri per fare opposizione e quindi permettere il corretto funzionamento democratico  degli Enti Locali.  

Vediamo la situazione provinciale. A Sestola, comune al di sotto dei 15 mila abitanti, Il PD è riuscito a dividere il centrosinistra, con annesso rischio di troncarsi il collo.    Bisognerebbe comprendere  che se questo “sbrego” è accaduto a Sestola, può accadere  il prossimo anno nei   comuni che torneranno al voto.  Se si votasse oggi non sarebbe così automatico la creazione di un campo largo nei comuni della nostra Provincia. Ricordiamoci che oggi si ipotizzano campi larghi ma non è che ci siano. Né campi, né alleanze politiche.

 Zocca.  Comune al di sotto dei 15 mila abitanti, i simboli di partito in queste elezioni sono scomparsi, non era così nella precedente tornata elettorale. Questo ha permesso alla lista civica storica di Ropa, pienamente sostenuta  dai partiti di centrodestra, di vincere, mentre a Federico Covili va il merito di avere raccolto molti voti, precedentemente andati alla destra ed alla lista civica.   C’è spazio quindi per un eco-civismo che guarda a sinistra.

Quanto invece è successo  a Finale e a Pavullo nei due comuni  dove si utilizza il doppio turno di voto, merita attenzione. Finale Emilia è  la realtà più sorprendente. Da una parte c’è il PD e dall’altra il resto del mondo ( Sinistra, Movimento cinque stelle ecc..). E’ un  PD  autoreferenziale che crede che con il 18% di voti nazionali di trattare i suoi alleati come il PCI Trattava il PSI, secondo la logica del “prendere e lasciare” ed anche con una auto assegnata  superiorità.  Alla fine il candidato del PD a Finale ha vinto ma  giocando alla roulette russa!! Se non ci fosse stata questa divisione il sindaco della coalizione avrebbe vinto a Finale e pure a Pavullo ed al primo colpo.

Pavullo poi è stata una catastrofe. Il PD ( col solito metodo “Prendere o lasciare”, non è riuscito ad imporre il suo candidato per cui accanto alla lista del PD ( composta prevalentemente  da ex Margherita)  si è contrapposta una lista composta da sinistra con pezzi ex PDS e Cinque Stelle. Il risultato è storico: per la prima volta nella provincia di Modena il PD è riuscito a non andare al ballottaggio mentre un sindaco unitario avrebbe potuto vincere al primo colpo. Anche in questo caso il PD ha disdegnato l’unico metodo percorribile: quello vignolese ed i risultati si sono visti. 

Se guardiamo con attenzione nella metà dei comuni dove si è votato. il problema ero lo stesso: un PD che vuole “comandare” senza averne la forza  e poi vince male a Sestola e a Finale e perde malissimo a Pavullo. Scenario ripetibile il prossimo anno. 

Se si votasse  a Spilamberto?

 Ci sarebbe la lista Prima Spilamberto con i simboli dei partiti del centrodestra che proprio perché politicizza più del dovuto, esibendo simboli partitici  le elezioni comunali non potrà vincerle. Il loro nuovo simbolo locale conferma i simbolini di Fdi, Lega, Forza Italia e non sarà  ragionevole cambiare il simbolo a ridosso delle elezioni !

Centrosinistra. Potrebbe esserci un listone che riassume tutto il centrosinistra, gli eco-civici e la lista di sinistra che non ha ottenuto seggi nelle precedenti consultazioni.   Segnali in questo senso, però, il PD  non li manda. Questa proposta, peraltro, richiederebbe  atti di discontinuità che contrastano con la diffusa autoreferenzialità nella provincia del PD  ed anche con  il metodo unitario vincente  della Muratori a Vignola. Se non ci saranno le condizioni avremo la riconferma dell’attuale lista di centrosinistra.

Ci potrà, quindi, essere, oltre  alla lista di centrosinistra, una terza  lista di colazione civica, promossa dagli  eco-civici e il gruppo di sinistra che non ha ottenuto consiglieri nelle passate elezioni comunali. Lista sostenuta da uno schieramento che,  assieme a cittadini competenti, ottenga il sostegno   della sinistra-sinistra, dei Cinque Stelle, di comitati e movimenti civici.  

Vedremo!

BoOm

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