Il post di Pesci che ha cambiato il corso della politica in Unione Terre di Castelli e a Vignola.

Il 20 marzo 2018, all’indomani dell’accordo tra PD dell’Unione e la  Lista Civica Vignola Cambia il Segretario del PD Niccolò Pesci, esponente del PD, con una certa acutezza, così rispondeva al blogger di Amare Vignola,che riteneva l’accordo un “inciucio”.

…Gentile direttore,

ho letto con interesse i recenti e allarmati post apparsi sulla pagina Facebook del blog AmareVignola, che denunciavano un imminente “inciucio” (utilizzo il termine da voi proposto) tra il Partito Democratico e la lista civica “Vignola Cambia”, finalizzato a far entrare un rappresentante di quest’ultima forza politica all’interno del Consiglio dell’Unione Terre di Castelli. Come è stato reso pubblico ieri pomeriggio nel corso di una conferenza stampa, l’accordo esiste. Non solo esiste, ma è stato pure messo nero su bianco. Non solo è stato messo nero su bianco, ma anche firmato e controfirmato tra tutte le parti. Infine, pubblicato sul sito del PD Vignola (www.pdvignola.it), a disposizione di chiunque abbia interesse a prenderne visione. Nulla di nascosto, dunque, ma un accordo trasparente e fatto alla luce del sole, con impegni reciproci tra due soggetti politici distinti e di pari dignità.

Non voglio soffermarmi sui contenuti del documento, ma prendere sul serio i dubbi e le critiche che avete sollevato in merito all’accordo stesso, e che inevitabilmente coinvolgono le posizioni politiche di chi lo ha sottoscritto. Voi avanzate un interrogativo legittimo, ovvero come è possibile che due liste contrapposte nella recente campagna elettorale siglino adesso un patto, e fornite pure una risposta, cioè che questo sia possibile solo previo occultamento delle parti programmatiche incompatibili. A una rinuncia di alcune battaglie fondamentali o all’accantonamento di obiettivi politici sbandierati in campagna elettorale. Evidenziando il dilemma del rappresentante di Vignola Cambia nell’onorare l’accordo, perché i punti delle linee programmatiche che ci si è impegnati a sostenere non coincidono con le politiche portate avanti dalla lista (l’esempio è sui rifiuti e sulla gestione Hera). Perché, e questo non è un mistero, su molti punti PD e Vignola Cambia sono distanti. 

Vorrei però provare a volgere il ragionamento in maniera diversa, per tentare di fare chiarezza in questo groviglio di dubbi e interrogativi. E procederei con ordine, senza fughe in avanti. Partiamo dall’accordo: si tratta di un’intesa politica che coinvolge tutta l’Unione Terre di Castelli, non solo Vignola. Il dialogo tra PD e civici è iniziato mesi fa, e parte da un presupposto molto semplice, ovvero la perdita di peso specifico del Partito Democratico non solo nel campo del centrosinistra ma anche della politica locale. In Unione, quattro comuni su otto sono governati da forze alternative, civiche o di centrodestra. Ai livelli superiori, è sufficiente osservare i dati delle recenti elezioni. La politica vive di fasi, perché nulla è sempre uguale a se stesso e le situazioni cambiano: con molta umiltà, molto senso della realtà e molto coraggio, dobbiamo dirci che questo non è più il tempo di un PD maggioritario, dominus incontrastato della sinistra e della politica a livello quantomeno locale. Se questo campo (lo chiamiamo progressista? riformista?) vuole ancora significare qualcosa per la società in cui viviamo, mi sembra saggio e utile che si metta in gioco, aprendosi all’ascolto anche degli altri soggetti e delle energie alternativi a sé, ma non necessariamente ostili. Questo accordo pone un primo passo in questa direzione, e lo fa coinvolgendo una lista che ha dimostrato finora di credere nell’Unione e nella condivisione di politiche e servizi con altri comuni. Lo fa in un momento di passaggio, assai delicato, per tutta l’area vasta, in cui sarà importante una coesione molto forte fra tutte le componenti per raggiungere obiettivi importanti e ambiziosi che stanno maturando adesso.

Obiettivi che sono declinati puntualmente nella delibera del Consiglio dell’Unione Terre di Castelli con cui è stata eletta presidente Emilia Muratori, votata da tutti i gruppi (esclusi i 5 stelle) e che rappresentano, di fatto, l’aggiornamento del programma del presidente Smeraldi. Ora, mi sfugge la difficoltà che troverebbe un civico a sostenerle, rinunciando a “storiche battaglie”, laddove gli stessi civici in Unione le hanno votate (sia le originali che l’aggiornamento). Il punto è che le linee programmatiche in Unione si presentano, sin dall’inizio di questa consiliatura (2014), come un luogo di mediazione tra forze diverse, e nulla impedisce che all’interno del Consiglio si possano aprire ragionamenti e discussioni su politiche alternative. L’importante è farlo con spirito di leale collaborazione. Nulla deve finire nel cestino, e anzi nessuno ha chiesto ad alcuno di abiurare i propri valori e le proprie idee: ma in politica occorre fare passi avanti, l’uno verso l’altro, e questo sì, può voler dire rinunciare a qualcosa. Ma chi rimane rigido sulla propria posizione a prescindere non produce politica, bensì, mi si passi il termine, fanatismo.

Credo che il cuore del discorso sia qui. PD e Vignola Cambia hanno vissuto finora su fronti contrapposti, e lo hanno fatto un po’ per questioni personali, legate a chi in quel momento gestiva la situazione, e un po’ per evidenti distanze politiche su molti temi. Uno può scegliere se rimanere attestato su queste linee di frattura o se fare qualche passo avanti. Penso, e sono contento che anche altri siano d’accordo, che sia giunto il momento di andare avanti. Tutto ciò coinvolge naturalmente una discussione sui contenuti che, voglio sottolinearlo con forza, inizia oggi. Un percorso che ha davanti a sé ancora molti passaggi, molti aggiustamenti, molte increspature da dover appianare, ma che è necessario iniziare, se vogliamo dare una prospettiva a quest’area e a una certa idea di politica per il futuro. Con la premessa d’obbligo: ogni discorso su alleanze e quant’altro, in questo momento, è altamente prematuro.

Nel vostro post citavate Galli della Loggia per parlare di trasformismo. Permettetemi, in conclusione, di citare (con poca umiltà, devo ammettere!) il papa: “I cittadini vivono in tensione tra la congiuntura del momento e la luce del tempo, dell’orizzonte più grande, dell’utopia che ci apre al futuro come causa finale che attrae. Da qui emerge un primo principio per progredire nella costruzione di un popolo: il tempo è superiore allo spazio. […] Questo principio permette di lavorare a lunga scadenza, senza l’ossessione dei risultati immediati. Aiuta a sopportare con pazienza situazioni difficili e avverse, o i cambiamenti dei piani che il dinamismo della realtà impone. È un invito ad assumere la tensione tra pienezza e limite, assegnando priorità al tempo. Uno dei peccati che a volte si riscontrano nell’attività socio-politica consiste nel privilegiare gli spazi di potere al posto dei tempi dei processi. Dare priorità allo spazio porta a diventar matti per risolvere tutto nel momento presente, per tentare di prendere possesso di tutti gli spazi di potere e di autoaffermazione. Significa cristallizzare i processi e pretendere di fermarli. Dare priorità al tempo significa occuparsi di iniziare processi più che di possedere spazi. Il tempo ordina gli spazi, li illumina e li trasforma in anelli di una catena in costante crescita, senza retromarce. Si tratta di privilegiare le azioni che generano nuovi dinamismi nella società e coinvolgono altre persone e gruppi che le porteranno avanti, finché fruttifichino in importanti avvenimenti storici. Senza ansietà, però con convinzioni chiare e tenaci”.

Sono i numeri 222 e 223 della “Evangelii gaudium”: il tempo è superiore allo spazio. Non sappiamo dove porterà questo percorso, e forse non ne vedremo né raccoglieremo i frutti, ma è il momento di avviare questo processo senza troppe preoccupazioni, senza retropensieri e ansie, coltivando con pazienza e fiducia una nuova realtà che sta nascendo.

Niccolò  Pesci, assessore Comune di Vignola.

Commento. Il post di Pesci di risposta al blogger , spiega l’accordo tra PD e Vignola Cambia. Avviene dopo due sconfitte clamorose dei candidati a sindaco PD. Sconfitte dolorose anche perchè i candidati ( Gasparini e Covili) erano candidati di primissimo ordine.

Il PD locale, oggi, in Unione è di fronte ad un bivio: correre il rischio di vincere/perdere per un voto oppure… 17 ,  crogiolandosi su una autosufficienza che ha portato a livello nazionale  il PD dal 30% al 18% . Oppure provare a fare politica, cercare alleanze, allargare la cerchia.

Credo che anche quel po’ che è rimasto nel PD di Spilamberto  dovrebbe riflettere sul procedente Vignolese. Insomma si deve scegliere tra il modello Lepore/Muratori od un modello autosufficiente ed autoreferenziale come quello di Spilamberto. Non sono la stessa cosa! 

Non è però che la linea Vignola/Bologna  sia diffusa nel PD.  Quello che va per la maggiore nel PD, basti prendere come esempio Pavullo ,è  il “decidiamo noi del PD” gli altri debbono uniformarsi,è una scelta che a Pavullo   ha portato al disastro.

Decidere insieme vuol dire riconoscere pari dignità a tutte le forze politiche, alle liste civiche ed aggregazioni , sapendo che basta un amen per impostare una lista autonoma e che quell’amen può fare molto male al PD. Non può essere infatti  lo schema di alleanza “Noi del PD scegliamo il sindaco e poi lui decide cosa vuole fare. Il sindaco semmai lo si sceglie insieme, assieme al programma !

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